Quali sono gli effetti psicologici della quarantena? Come possiamo reagire per stare meglio?

Ciò che stiamo vivendo in questi giorni può avere delle pesanti ripercussioni emotive, che non riguardano solo l’incremento delle paure ossessive di contaminazione o dello stato di confusione, incertezza, sgomento, preoccupazione che tutti noi stiamo vivendo, chi più chi meno. Ma alle conseguenze dei drastici cambiamenti nello stile di vita e nella libertà individuale che sono connessi alle restrizioni più che giustamente imposte dal governo per arginare il contagio.
Da un giorno all’altro ci ritroviamo a rinunciare alle relazioni con gli altri, a non poter più frequentare i nostri amati, almeno che non siano conviventi, a non godere della presenza dei nostri amici a non poter godere della presenza dei nostri amati, almeno che non siano conviventi, a non poter frequentare gli amici, insomma a non beneficiare della presenza degli altri che per gli esseri umani sono la principale fonte di piacere oltre che di conforto, soprattutto in caso di necessità.

Quali sono le categorie più a rischio?

In generale tutti coloro che vivono da soli e che quindi si nutrono di relazioni esterne, ma anche i fidanzati che non possono abbracciarsi per settimane, genitori e nonni che non possono incontrare i propri figli o nipoti, e viceversa, anziani che vivono in residenze sanitarie assistite o case di riposo che non posso ricevere visite, amici che non possono frequentarsi, operatori sanitari che hanno paura di rientrare a casa dopo i turni di lavoro.
Ma se da una parte la conseguenza è la solitudine, dall’altra la convivenza forzata può essere peggio dell’isolamento. Stare a casa per forza dove vi siano situazioni complesse e non serene, come nel caso di coppie conflittuali o addirittura di violenze domestiche, di separati in casa, di convivenza in spazi ristretti e via dicendo, può far saltare l’equilibrio che in queste famiglie si era creato e si reggeva sulla quotidianità, come recarsi ogni giorno a lavoro, andare al bar, fare shopping, ritagliarsi del tempo per sé stessi, quindi non poterlo fare può seriamente rompere una stabilità già precaria.

Cosa possiamo fare per ridurre l’isolamento?

Utilizziamo i mezzi tecnologici che ci aiutano a percepire un po’ meno la distanza fisica. Anche se, sappiamo quanto le relazioni mediate dalla tecnologia non siano assolutamente in grado di sostituire quelle vis à vis, a maggior ragione dove il contatto fisico è l’elemento essenziale della relazione stessa (abbracci, baci, carezze, sessualità, ecc.).

Cosa può comportare tutto questo?

Per alcuni solo normali sentimenti di solitudine, vuoto, tristezza, che si uniscono alle preoccupazioni per la salute e le finanze che predominano questo periodo. Stati transitori, pesanti ma sopportabili.
Per altri, con meno risorse pratiche ed emotive, le perdite in questo periodo possono comportare una importante caduta depressiva, che non è scontato si risolva spontaneamente nel momento in cui la situazione tornerà alla normalità. Negli anziani a rischio la deprivazione di stimoli sociali e la perdita delle routine giornaliere può anche favorire il processo di deterioramento cognitivo verso la demenza senile.

Cosa possiamo fare per stare e far stare meglio:

Sostituire il messaggio scritto con una telefonata, o meglio ancora con una videochiamata
Organizzare conference call non solo con i colleghi di lavoro per mandare avanti l’azienda o l’ufficio, ma anche con amici e parenti.
Dedicarsi alle passioni che non abbiamo mai il tempo di coltivare.
Monitorare il nostro umore e quello dei propri cari, cogliendone i segnali di un significativo abbassamento come ad esempio: ansia, paura, rabbia, tristezza, apatia, sonno ridotto o disturbato, pensieri catastrofici.
È importante in questo periodo di pandemia salvaguardare la propria salute psicologica. Per avviarsi alla così detta fase 2 con una forza interiore che ci aiuti a superare le difficoltà.

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